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Narcolessia e Genitorialità: Guida Completa per Mamme e Papà

Una guida approfondita per affrontare la gravidanza e la genitorialità con narcolessia, con informazioni su terapie, diritti, rischi genetici e supporto familiare.

ATTENZIONE: Visto il frequente cambio di normative ogni volta che cambia un governo, cercheremo di mantenere la pagina sempre aggiornata, tuttavia vi invitiamo a verificare e segnalarci eventuali errori o aggiornamenti normativi. Anche la parte farmacologica in continua evoluzione potrà subire aggiornamenti nel tempo quindi al fine di essere sempre chiari e trasparenti, riportiamo di seguito la data dell’ultimo aggiornamento: LUGLIO 2025

Pianificazione della Gravidanza

La prima cosa da fare se stai desiderando un bambino è pianificare la tua gravidanza. Nel momento in cui decidi di avere un bambino è il caso di parlare col tuo specialista e programmare la sospensione dei farmaci. Per tua informazione di seguito puoi trovare i farmaci comunemente utilizzati per la narcolessia e le possibili interazioni/controindicazioni con lo sviluppo del feto e l’allattamento

Terapie: Farmaci, Gravidanza e Allattamento

Dati sull’uomo: non esistono o sono molto limitati.
Studi sugli animali: hanno mostrato tossicità riproduttiva, inclusa teratogenicità (cioè malformazioni fetali).
Raccomandazione ufficiale: l’uso in gravidanza non è raccomandato, a meno che non sia strettamente necessario

Attualmente non ci sono evidenze sufficienti che garantiscano la sicurezza dell’uso di Pitolisant (Wakix) durante l’allattamento.

Non ci sono dati sufficienti sull’uso di solriamfetolo in donne in gravidanza.
Studi sugli animali hanno mostrato effetti avversi sullo sviluppo embrio-fetale, ma non è chiaro quanto siano rilevanti per l’uomo.
È in corso uno studio osservazionale internazionale chiamato SUNOSI Pregnancy Registry.
Lo scopo è raccogliere dati reali sull’uso del farmaco in gravidanza in donne con narcolessia o apnea ostruttiva del sonno, le partecipanti vengono seguite fino a 1 anno dopo il parto per monitorare eventuali effetti sul bambino.
L’uso di Sunosi durante la gravidanza non è raccomandato, a meno che il medico non ritenga che i benefici superino i rischi.

Non è noto se il solriamfetolo passi nel latte materno, non ci sono dati sufficienti sulla sicurezza per il neonato.

Non ci sono dati clinici adeguati sull’uso del sodio ossibato in donne in gravidanza.
Studi sugli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva, inclusi effetti sullo sviluppo embrio-fetale.
Il farmaco attraversa la placenta e può potenzialmente influenzare il feto.
L’uso in gravidanza non è raccomandato, a meno che non sia strettamente necessario e sotto stretto controllo medico.

Non è noto se venga escreto nel latte materno ma essendo un depressore del sistema nervoso centrale, anche piccole quantità nel latte potrebbero causare sedazione, ipotonia o problemi respiratori nel neonato

Modafinil non deve essere utilizzato durante la gravidanza.
I dati post-marketing e dal Registro di Gravidanza Statunitense (Nuvigil® e Provigil®) suggeriscono un aumento del rischio di malformazioni congenite.
Le pazienti devono essere informate del rischio potenziale per il feto.
È necessario usare metodi contraccettivi efficaci durante l’assunzione del farmaco.
Il modafinil può ridurre l’efficacia della contraccezione orale, quindi è raccomandato l’uso di metodi alternativi.

Non ci sono studi sufficienti sull’escrezione del modafinil nel latte materno tuttavia, il farmaco ha una lunga emivita e agisce sul sistema nervoso centrale, quindi potrebbe passare nel latte e avere effetti sul neonato

I dati sull’uso del metilfenidato in gravidanza sono limitati.
Studi sugli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva, ma non è chiaro quanto siano rilevanti per l’uomo.
Non è raccomandato durante la gravidanza, a meno che il medico non ritenga che posticipare il trattamento comporti un rischio maggiore per la madre o il feto.

Non è noto se il metilfenidato venga escreto nel latte materno in quantità clinicamente rilevanti. L’EMA e l’AIFA raccomandano prudenza: l’uso durante l’allattamento non è raccomandato, a meno che il beneficio per la madre superi chiaramente il rischio per il bambino. Il farmaco è uno psicostimolante che agisce sul sistema nervoso centrale, quindi potenzialmente rischioso per il neonato (es. irritabilità, insonnia, effetti cardiovascolari).

L’assunzione di venlafaxina, soprattutto nel terzo trimestre, può aumentare il rischio di una condizione neonatale chiamata ipertensione polmonare persistente del neonato (PPHN), che può causare difficoltà respiratorie e colorazione violacea della pelle.
I neonati esposti alla venlafaxina in utero possono anche manifestare:

  • Irritabilità
  • Tremori
  • Ipoglicemia
  • Difficoltà nell’alimentazione
  • Pianto eccessivo

Questi sintomi sono generalmente transitori, ma richiedono monitoraggio medico.
L’uso in gravidanza non è raccomandato, a meno che il medico non ritenga che i benefici per la madre superino i rischi per il feto.

Secondo il progetto AIFA “Farmaci e Gravidanza”, è uno dei farmaci valutati per l’uso in gravidanza e allattamento .

Può essere usata durante l’allattamento, ma:

    • Passa nel latte materno in quantità variabili.
    • Non si può escludere un rischio per il lattante, anche se gli studi disponibili non mostrano effetti gravi.
Non ci sono dati clinici disponibili sull’uso di farmaci orexinergici in gravidanza.
Non è noto se il farmaco:

  • Attraversi la placenta
  • Influenzi lo sviluppo fetale
  • Sia teratogeno (causi malformazioni)

Non è ancora stata pubblicata una scheda tecnica ufficiale con indicazioni su gravidanza, allattamento o fertilità.

Fino a quando non saranno disponibili dati specifici, l’uso di farmaci orexinergici in gravidanza è sconsigliato, come per tutti i farmaci sperimentali o di nuova introduzione, salvo casi eccezionali e sotto stretto controllo medico.

Non esistono ancora farmaci orexinergici agonisti approvati in Europa per la narcolessia, tuttavia se prendiamo in considerazione i farmaci antagonisti dell’orexina (come suvorexant e lemborexant) che hanno un meccanismo d’azione simile, sono controindicati in allattamento, perché:

    • Passano nel latte materno
    • Possono causare sedazione e depressione respiratoria nel neonato
    • Non ci sono studi sufficienti sulla sicurezza pediatrica

Maternità e Diritti delle Donne con Narcolessia

La maternità è un diritto sacrosanto per tutte le donne ma vediamo cosa prevede la normativa per chi è affetto da narcolessia. 

Maternità Obbligatoria

La maternità obbligatoria (o congedo di maternità) è un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per le lavoratrici in gravidanza o che hanno appena avuto un figlio. Serve a tutelare la salute della madre e del neonato.

Durata:

5 mesi complessivi, così suddivisi:

  • 2 mesi prima del parto
  • 3 mesi dopo il parto

In alternativa, è possibile optare per la flessibilità:
Lavorare fino all’ottavo mese e usufruire di 4 mesi dopo il parto
In casi particolari (es. parto prematuro), il periodo può essere rimodulato

Retribuzione

Durante la maternità obbligatoria, l’INPS eroga un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera.
Alcuni contratti collettivi prevedono un’integrazione fino al 100% a carico del datore di lavoro

Chi ne ha diritto

  • Lavoratrici dipendenti (pubbliche e private)
  • Lavoratrici autonome e libere professioniste iscritte alla Gestione Separata INPS
  • Lavoratrici disoccupate o sospese, se la disoccupazione è iniziata entro 60 giorni dall’inizio della maternità e se hanno versato contributi sufficienti nei mesi precedenti

Come si richiede

  1. Certificato medico con la data presunta del parto (rilasciato dal ginecologo o medico ASL)
  2. Domanda telematica all’INPS, tramite Portale INPS, Patronato o Contact center INPS (803 164)
  3. Comunicazione al datore di lavoro, allegando il certificato medico

Se ci sono condizioni di rischio per la gravidanza, si può richiedere la maternità anticipata.

Maternità Anticipata

La maternità anticipata è una misura di tutela per le lavoratrici in gravidanza che consente di astenersi dal lavoro prima del periodo di maternità obbligatoria, in presenza di condizioni che mettono a rischio la salute della madre o del bambino

Cos’è la maternità anticipata

È un periodo di astensione anticipata dal lavoro concesso:

  • In caso di gravidanza a rischio (problemi medici)
  • Se le condizioni di lavoro sono incompatibili con la gravidanza
  • Quando il datore di lavoro non può assegnare mansioni alternative sicure

Chi ne ha diritto

Lavoratrici dipendenti (pubblico e privato)
Lavoratrici con contratti a progetto o occasionali
Anche le lavoratrici autonome possono accedere a forme simili di tutela, ma con modalità diverse

Motivi per richiederla

Motivi sanitari:

  • Minaccia d’aborto
  • Ipertensione, diabete gestazionale, placenta previa, ecc.
  • Patologie preesistenti aggravate dalla gravidanza

Motivi lavorativi:

  • Lavoro in piedi prolungato
  • Sollevamento pesi
  • Esposizione a sostanze nocive, rumori, turni notturni
  • Ambienti non salubri

Come si richiede

  1. Certificato medico dal ginecologo o medico curante (per motivi sanitari) o dal medico competente aziendale o RSPP (per motivi lavorativi)
  2. Domanda all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) o alla ASL, a seconda del motivo
  3. Comunicazione al datore di lavoro

Retribuzione

Durante la maternità obbligatoria, l’INPS eroga un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera.
Alcuni contratti collettivi prevedono un’integrazione fino al 100% a carico del datore di lavoro.

Durata

  • Può iniziare in qualsiasi momento della gravidanza, anche dal primo mese
  • Dura fino all’inizio della maternità obbligatoria (2 mesi prima del parto, salvo flessibilità)

Maternità Estesa (Interdizione Post Partum)

Dopo la maternità obbligatoria (i classici 5 mesi), puoi estendere l’astensione dal lavoro fino al 7° mese del bambino (quindi altri 4 mesi) solo in casi specifici, legati alla salute della madre o del neonato e alle condizioni lavorative. Questa estensione è nota come interdizione post-partum.

Chi può richiederla

Lavoratrici che, dopo il parto, si trovano in una delle seguenti situazioni:

  • Condizioni di lavoro incompatibili con il puerperio o l’allattamento
  • Mansioni rischiose per la salute della madre o del neonato
  • Impossibilità di assegnazione a mansioni alternative da parte del datore di lavoro

Esempi di lavori a rischio

  • Lavoro a turni notturni
  • Lavoro in piedi prolungato
  • Esposizione a agenti chimici, biologici o fisici
  • Ambienti rumorosi o stressanti
  • Mansioni che comportano sforzi fisici, uso di macchinari pericolosi, scale, ecc.

Come si richiede

  1. Valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro (obbligatoria per legge)
  2. Se il rischio è confermato e non ci sono mansioni alternative, si può richiedere l’interdizione post-partum all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) e/o presentare certificato medico e documentazione sul tipo di lavoro svolto

Retribuzione

Durante l’interdizione post-partum, la lavoratrice ha diritto al 80% della retribuzione, come nella maternità obbligatoria. Alcuni contratti collettivi prevedono un’integrazione fino al 100% a carico del datore di lavoro.

Durata

Fino al 7° mese di vita del bambino
In casi eccezionali, può essere estesa fino all’8° mese, ma solo se persistono le condizioni di rischio e viene autorizzata dall’ITL (ad esempio lavoro a rischio)

 

Congedo Parentale

Nel 2025, il congedo parentale si rinnova con importanti novità che rafforzano il sostegno ai genitori lavoratori: fino a 3 mesi indennizzati all’80% della retribuzione, da fruire entro i primi 6 anni di vita del bambino. Questa misura, introdotta dalla Legge di Bilancio e recepita dall’INPS con la Circolare n. 95/2025, rappresenta un passo avanti nella promozione della genitorialità condivisa e nella conciliazione tra lavoro e vita privata.

Ma cosa accade quando alla genitorialità si aggiunge una condizione cronica come la narcolessia?

La narcolessia è una malattia neurologica rara che influisce profondamente sulla qualità della vita, sulla gestione delle energie quotidiane e sulla capacità di mantenere ritmi regolari. Per un genitore affetto da narcolessia, il congedo parentale non è solo un diritto, ma una necessità concreta per garantire al bambino cure adeguate e al genitore stesso un tempo di recupero e adattamento.

Questa pagina nasce per offrire informazioni pratiche e aggiornate su come accedere al congedo parentale nel 2025, con un focus particolare sulle esigenze dei genitori con narcolessia. Esploreremo:

  • Le modalità di richiesta e i requisiti INPS
  • Le percentuali di indennizzo e la durata
  • Le strategie di gestione familiare per chi convive con la narcolessia

Modalità di Richiesta e Requisiti INPS

Il congedo parentale può essere richiesto da entrambi i genitori lavoratori dipendenti, pubblici o privati, che abbiano un rapporto di lavoro attivo. Sono esclusi i lavoratori domestici, a domicilio, disoccupati o sospesi1.

Come fare domanda:

  • Online tramite il portale INPS
  • Oppure con l’assistenza di un patronato
  • È possibile richiedere il congedo in modalità frazionata (giorni o settimane) o continuativa

Tempi di risposta INPS: entro 55 giorni dalla presentazione della domanda.

Percentuali di Indennizzo e Durata

Nel 2025, il congedo parentale è stato potenziato con nuove percentuali di indennizzo:

Periodo Percentuale Note
3 mesi 80% della retribuzione Fruibili entro i primi 6 anni del bambino
Ulteriori 3 mesi 30% della retribuzione Fruibili fino ai 12 anni
Eventuali mesi restanti Non indennizzati Salvo condizioni reddituali favorevoli

Ogni genitore ha diritto a 6 mesi, per un totale massimo di 10 mesi (11 se il padre utilizza almeno 3 mesi)

 

FAQS – Domande Frequenti

I farmaci per la narcolessia possono rendermi sterile o influire negativamente sul concepimento?

È una domanda importante e legittima. Alcuni farmaci utilizzati per trattare la narcolessia — come gli stimolanti del sistema nervoso centrale (modafinil, metilfenidato, anfetamine) o gli antidepressivi usati per la cataplessia — possono avere effetti sulla fertilità maschile, anche se non in tutti i pazienti e non sempre in modo permanente.

In particolare:

  • Alcuni antidepressivi (come gli SSRI) possono ridurre la motilità degli spermatozoi e danneggiare il DNA spermatico.
  • Gli stimolanti possono, in alcuni casi, alterare la produzione ormonale o influenzare la qualità dello sperma, anche se gli studi specifici su modafinil e fertilità maschile sono ancora limitati.
  • L’uso prolungato di farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale può anche causare disfunzioni sessuali (come eiaculazione ritardata o calo del desiderio), che possono influire indirettamente sul concepimento.

Tuttavia, molti di questi effetti sono reversibili alla sospensione del farmaco. Se stai pianificando una gravidanza, è consigliabile:

  • Parlare con il tuo neurologo o medico curante.
  • Valutare un controllo andrologico con esame del liquido seminale.
  • Considerare, se necessario, la crioconservazione dello sperma prima di iniziare o modificare una terapia.

La fertilità è un tema delicato ma affrontabile, e con il giusto supporto medico è possibile fare scelte consapevoli e serene.

 

Una mamma narcolettica è a rischio durante la gravidanza?

Sì, una donna affetta da narcolessia può essere considerata a rischio aumentato durante la gravidanza, sia per sé che per il bambino. La narcolessia è un disturbo cronico del sonno che può influenzare il decorso della gravidanza in diversi modi:

Possibili rischi:

  • Aumento del rischio di aborto spontaneo, soprattutto nel primo trimestre
  • Parto prematuro, se la condizione non è ben gestita
  • Diabete gestazionale, legato a squilibri metabolici e aumento di peso
  • Peggioramento dei sintomi, come sonnolenza diurna, cataplessia e insonnia

Cause principali:

  • Cambiamenti ormonali (es. aumento del progesterone)
  • Alterazioni nei ritmi sonno-veglia
  • Maggiore stress fisico e mentale
  • Limitazioni nell’uso di farmaci per la narcolessia, spesso sospesi durante la gestazione

Possibili rischi:
Aumento del rischio di aborto spontaneo, soprattutto nel primo trimestre
Parto prematuro, se la condizione non è ben gestita
Diabete gestazionale, legato a squilibri metabolici e aumento di peso
Peggioramento dei sintomi, come sonnolenza diurna, cataplessia e insonnia
Cause principali:
Cambiamenti ormonali (es. aumento del progesterone)
Alterazioni nei ritmi sonno-veglia
Maggiore stress fisico e mentale
Limitazioni nell’uso di farmaci per la narcolessia, spesso sospesi durante la gestazione

Quanto è il massimo che una donna narcolettica può stare a casa dal lavoro con almeno l'80% dello stipendio?

Tra maternità anticipata (6 mesi all’80% per lavoro a rischio o gravidanza a rischio), obbligatoria (5 mesi all’80%), interdizione post partum (fino a 5 mesi all’80% per lavoro a rischio) e 3 mesi all’80% di congedo parentale, il totale massimo dei mesi a casa con copertura economica all’80% corrisponde a 19 mesi. Ti ricordiamo che in maternità si maturano anche le ferie quindi è verosimile che nella pratica ti spettino anche circa due mesi di ferie accumulate. Terminate queste potrai usufruire di 3 mesi al 30% se necessiti ulteriore tempo per accudire il tuo bambino.

Posso richiedere il congedo parentale se ho una diagnosi di narcolessia?

Sì. La narcolessia non esclude il diritto al congedo parentale. Anzi, in presenza di una patologia cronica, può essere utile valutare anche altre tutele come i permessi della Legge 104 o il riconoscimento dell’invalidità civile.

 

Il congedo parentale può essere richiesto anche dal padre?

Sì, il padre lavoratore dipendente ha pieno diritto a richiedere il congedo parentale, anche in modo autonomo rispetto alla madre. La normativa italiana riconosce a entrambi i genitori la possibilità di usufruire del congedo, sia in modo alternato che contemporaneo (purché non negli stessi giorni).

Nel 2025, il padre può beneficiare di:

  • 3 mesi indennizzati all’80%, se fruiti entro i primi 6 anni del bambino
  • Ulteriori 3 mesi al 30%, fino ai 12 anni
  • Un mese aggiuntivo (fino a 11 mesi totali tra entrambi i genitori) se utilizza almeno 3 mesi di congedo

Questo incentivo mira a promuovere una genitorialità più equa, incoraggiando i padri a partecipare attivamente alla cura dei figli, anche in presenza di situazioni familiari complesse come la gestione di una patologia cronica (es. narcolessia) da parte dell’altro genitore.

Come viene calcolata l’indennità all’80%?

L’indennità è calcolata sulla retribuzione media giornaliera del mese precedente alla richiesta. L’INPS eroga direttamente l’importo, oppure tramite il datore di lavoro.

Posso frazionare il congedo in giorni o settimane?

Sì. Il congedo parentale può essere fruito in modalità frazionata (anche solo per singole giornate) oppure continuativa. Questo è particolarmente utile per chi ha bisogno di gestire la fatica cronica legata alla narcolessia.

È compatibile con altri benefici come l’Assegno Unico?

Sì. Il congedo parentale è compatibile con l’Assegno Unico Universale e con altri strumenti di sostegno alla famiglia.

Se ho la Legge 104, posso cumulare i permessi con il congedo?

No, non nello stesso periodo. Tuttavia, è possibile alternare i due strumenti in base alle esigenze familiari e lavorative.